Meglio ricercati che ricercatori: ”Smetto quando voglio”

smettoquandovoglioUn gruppo di amici ricercatori universitari ”falliti” si converte alla produzione e allo spaccio di droghe sintetiche. C’è il neurobiologo appena licenziato che disegna la molecola, il chimico adesso cameriere che la sintetizza, ci sono anche un economista, un antropologo, un archeologo e addirittura due latinisti, tutti al limite della miseria. Il film, oltre ad intercettare una condizione sociale diffusa, il precariato d’eccellenza, mostra molte sfaccettature del mondo della tossicodipendenza. Non solo il racconto di un ricorrente tema tutto italiano, quale il precariato nel mondo accademico, dunque, ma per certi versi, anche il chiaro “resoconto” delle tante menti brillanti Made in Italy “bistrattate” dal nostro mercato del lavoro arrugginito e della rivincita del loro ingegno, della loro operosità, seppur sulla linea di confine, non bene definita, tra il mondo della legalità e… tutto il resto.
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Una commedia divertente, coinvolgente, dai ritmi incalzanti dove i momenti di noia sono banditi. Una commedia colorata e non necessariamente “colorita”. Una commedia briosa, intrigante, che parla forse dello “scontato”, ma che ti sa sorprendere nel suo modo caparbio di raccontarlo. Il protagonista è Pietro Zinni (Edoardo Leo), fa il ricercatore universitario, è un genio della neurobiologia, ma quando arrivano i tagli ai finanziamenti viene licenziato. Decide allora di mettere insieme una banda criminale e darsi allo spaccio di smart drugs. Creare una molecola nuova, non ancora censita dal Ministero della Salute come sostanza illegale, sarà un gioco da ragazzi. Recluta i migliori tra i suoi ex colleghi: dal matematico che vive con dei sinti circensi (Libero de Rienzo) al chimico che fa il lavapiatti nel ristorante cinese (Alberto Petrelli), dai due benzinai, uno latinista e l’altro specializzato in diritto canonico (Lorenzo Lavia e Valerio Aprea), all’esperto di cartografia classica (Paolo Calabresi) fino all’antropologo carrozziere (Pietro Sermonti).
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Il successo è immediato, arrivano soldi, potere, belle donne. Fino a quando non si materializza il “Murena” (Neri Marcoré), il boss che governa il traffico di droga in città. La trama di “Smetto quando voglio”, una via di mezzo tra un “Breaking Bad” capitolino e un “Boris” ambientato alla Sapienza invece che alla Rai, è carina quanto basta, gli attori sono tutti simpatici, ma la vera sorpresa del film è la messa in scena. L’idea vincente è di dare a una commedia una struttura narrativa da film d’azione.

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